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Swimrun, the true taste of freedom
Swimrun has also arrived in Italy, a sport without geographical and mental boundaries, making every day its own space, creating more and more interest among sportsmen
category : TRAINING
author : Diego Novella
publish on : 11/5/2019 12:00:00 AM
Views : 230

E’ arrivato anche in Italia lo swimrun, sport senza confini geografici e mentali, facendo suo ogni giorno uno spazio in più, creando sempre più interesse tra gli sportivi. La novità? Laddove con le altre discipline ti devi fermare, con lo swimrun continui e vai oltre, nuoto e corsa a frazioni alternate e ripetute più volte, senza zona cambio. Si, hai letto bene: senza zona cambio, le continue transazioni da una disciplina all’altra, espongono l’atleta ad una sequenza costante di sfide, sfide che non sono solo di tenuta fisica ma anche di tipo mentale. Ma non è tutto. Non esistono definizioni di distanze standard, non esiste un numero di frazioni predefinito, si può cominciare con la corsa oppure con il nuoto, dipende dal territorio dove la prova si svolge, ogni gara ha delle peculiarità, delle unicità che la rendono diversa dalle altre. Swimrun significa vivere la natura nel modo più puro possibile, gli swimrunner dicono che la gara la vivi, sei dentro al territorio in cui nuoti e corri.
La disciplina nasce in Svezia nel 2002, come tutte le cose belle, “per scommessa tra amici, dopo qualche birra”, e di li a qualche anno, le gare diventano tantissime: nel 2006 Michael Lemmel e Mats Skott, organizzano la prima gara ufficiale ÖtillÖ (in Svezia dove nasce il marchio ÖtillÖ che significa da isola a isola), per arrivare al 2018 e contarne oltre 500 (in tutto il mondo, per lo più concentrate nel nord Europa). Michael e Mats pionieri svedesi per lo sport di endurance, fin dai primi anni '90, quando fecero la loro prima gara di sci d’alpinismo, divennero la prima squadra di corse d'avventura in Scandinavia. Per 13 anni hanno fatto parte delle migliori squadre a livello mondiale, gareggiando in oltre 70 competizioni in tutto il mondo.

L’attrezzatura completa per fare swimrun è molto semplice: cuffia, occhialini, muta da swimrun (con doppia cerniera una davanti e l’altra dietro per facilitare le svestizioni parziali mentre si corre se serve– (se l’acqua è fredda, per molte gare è obbligatoria, altrimenti si può usare un body), palette (utili per scrivere le distanze delle frazioni della gara e i ristori), pulbuoy rigorosamente da legare ad una gamba (con corda elastica), per non doverlo tenere in mano mentre si corre, e scarpe da corsa (meglio se da swimrun), che vanno sempre indossate. Già, ed ecco i commenti del tipo “ma come si fa a nuotare con le scarpe indossate, non si va avanti”, “ma se bagno le scarpe, come faccio poi a correre”. Semplice: si fa. Non essendoci zona cambio, tutto quello che hai alla partenza, lo porti fino all’arrivo.
Dove la disciplina nasce ed in tante competizioni all’estero, le gare si svolgono a coppie, uomo/uomo, donna/donna o miste con classifiche separate. Alcuni, per aiutarsi, soprattutto nelle frazioni “bagnate”, si legano con una corda elastica, per 2 motivi: sicurezza e team. In un team c’è sempre quello più forte in una delle due discipline, legati, si ha la possibilità di dare una mano all’altro sfruttando la migliore performance. Spesso, è facile trovare squadre che affrontano anche le frazioni “asciutte” legati, sempre per darsi una mano, per motivarsi, per fare squadra.

Una delle nuove sfide di questa disciplina, oltre ad affrontare percorsi molto vari ed impegnativi, è quella di riscoprire la propria capacità di adattamento, superare i propri limiti, combattere la standardizzazione. Si può correre per distanze che possono variare dalle poche decine di metri a decine di chilometri, come anche per la parte acqua, le nuotate possono variare dalle decine di metri a un paio di chilometri, tutto sta a come la fantasia degli organizzatori viene chiamata ad interpretare il territorio. La peculiarità, la differenza importante che caratterizza lo swimrun è il “non essere standard ed non avere confini”, dal punto di vista delle distanze e del numero di frazioni. In buona sostanza, ogni gara è una sfida a sè, con lunghezze e frazioni il cui numero e i cui tratti nascono sulla base della morfologia del paesaggio e del luogo. Mediamente le gare sono sui 40K/50km totali, ovviamente se ne trovano di più corte da 18/20K (cosiddetti sprint), e quindi anche più lunghe, come ad esempio la più conosciuta e caratteristica come i mondiali ÖtillÖ in Svezia che “cubano” 75K totali, con le sue 24 isole da attraversare, con circa 10K di nuoto e 65K di corsa, e ben 46 transazioni. Questa gara è riconosciuta dalla CNN, come una delle competizioni di endurance più dura e difficile al mondo.
Il successo di questi multisport di endurance è dato anche dal fatto che lo sportivo oggi, fatica ad accontentarsi e diventa multidisciplinare, non si dedica più ad una sola specialità ed è sempre più facile trovare dei nuotatori che corrono, dei podisti che vanno in piscina, per diversificare l’impegno sportivo, ma anche in bicicletta, come a sciare...la parola d’ordine è fare!

Gli allenamenti di preparazione ad una gara di swimrun, possono durare due/tre mesi per una gara di 18/20K, come 6 mesi per una competizione di 40K totali, ipotizzando sempre un 20-25% di nuoto sul totale. Per arrivare con una buona preparazione al giorno dell’evento, occorre impegno, qui di seguito proponiamo una tabella di preparazione già testata con successo per le prime 8 settimane di preparazione, che prevede un impegno settimanale di 6 allenamenti (3 in acqua e 3 di corsa, alternati), con una giornata di meritato riposo. La parola d’ordine, come sempre è la gradualità, gli swimrunner più allenati, sopportano allenamenti quotidiani, doppi ed anche tripli.
Comincia a pensare alla tua prossima avventura sportiva, potrebbe essere, anzi sarà una swimrun!

Diego Novella Coordinatore Nazionale ASI per lo swimrun

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